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Ass. Nemo
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1° premio al Premio Letterario Casentino per la poesia e narrativa 
ad Arezzo Metamorfosi dell'essere

Il giorno cominciò a schiarire le cime delle montagne tinte di bianco e il sole rifletté la sua pallida luce sulla neve. Le pagliuzze d'oro che entrarono nella stanza inquietarono il mio sonno. 
Lottai ancora qualche minuto per non svegliarmi, poi mi alzai e, come ogni mattina, ripromisi a me stessa che non sarei andata a dormire così tardi. Dopo aver rincorso il tempo che passava velocissimo, finalmente uscii da casa infilandomi nella tasca del cappotto una lettera arrivata il giorno precedente e della quale avevo letto distrattamente solo la firma: Valeria.
Arrivata al lavoro mi lasciai catturare dagli impegni che dovevo ultimare per quella giornata e alla lettera non vi pensai più. Prima della pausa pranzo ascoltai i messaggi sulla segreteria telefonica, tra questi trovai un accenno ad essa. Una voce di donna, dal tono tranquillo e senza un accento particolare, la riassumeva in poche parole. 
Riascoltai incuriosita il messaggio 
- Ciao Luisa! Sono Valeria e a quest'ora avrai sicuramente ricevuto la mia lettera. Tu di me non sai nulla e non mi conosci, ma comunque devo avvisarti che io ed Andrea stiamo insieme e che lui si fa mille problemi a dirtelo. Ci vogliamo bene, scusaci …..Ciao. 
Io, Andrea, un'altra: ma che razza di scherzo era questo? Ammucchiai le pratiche all'angolo della scrivania, presi la lettera e lessi frettolosamente il suo contenuto, lo trovai molto simile a quello della comunicazione telefonica. No, forse non era uno scherzo! Composi il numero di Andrea. 
- Pronto, studio dell'architetto Maulis. 
- Buongiorno sono Luisa, posso parlare con Andrea? 
- Mi dispiace ma è fuori città per lavoro, lo troverà venerdì dopo le 15.00. 
- Grazie, lo avevo dimenticato. Richiamerò, arrivederci. 
Provai a rintracciarlo sul cellulare per aver modo di farmi spiegare ciò che stava succedendo, ma poi lasciai perdere. Mi sentivo confusa e l'inquietudine si stava impadronendo di me, provai a concentrarmi senza riuscirci e a malapena ultimai qualche lettera urgente. 
- Scusi direttore, posso entrare? 
- Certamente, venga. 
- Le ho portato la posta da firmare, l'appoggio qui. 
- Grazie,….. si accomodi mentre la controllo. 
Mi sedetti di fronte a lui completamente assorta dal caos dei miei pensieri. 
- Signorina, sta male?………. Luisa ……. 
Il sig. Osli mi parlava ed io osservavo le sue labbra muoversi senza udirlo, ero indifferentemente assente, allora il capo ufficio alzò il timbro di voce. 
- Luisa, sta male? - ripeté lui preoccupato. 
- No,……..cioè sì. Mi scusi ma forse è meglio che prenda un permesso, ci vediamo domani. 
- Vada pure, mi auguro che non sia niente di grave. 
- Lo spero anch'io, grazie, …… arrivederci. 
Fu così che ritornai a casa. La fame mi era passata, quindi accesi la radio per distrarmi e scacciare lontano la malinconia che mi sentivo dentro. Tolsi le scarpe e le gettai nell'angolo del soggiorno e sprofondai tra i cuscini del divano. Come ogni donna che si rispetti feci il mio bel piantino, poi mi misi a riflettere sull'accaduto: colei che mi si presentava come rivale entrava prepotentemente nella mia vita senza preavviso. Che coincidenza strana, proprio nel preciso momento in cui avevo deciso di lasciare definitivamente Andrea, l'uomo con il quale avevo condiviso oltre otto anni d'esistenza. Questa Valeria senza un volto ora m'informava che lui mi tradiva, motivo più che valido per concludere la nostra storia. Eppure era già finita, perciò non provavo dolore: lui era libero di stare con chiunque desiderasse. Le ragioni che mi avevano spinta a prendere questa decisione erano state altre. 
Vi sono pomeriggi che paiono interminabili, soprattutto quando anima e mente si abbandonano ai cattivi pensieri. Più volte rivissi, come in trance, le ore trascorse assieme ad Andrea la sera prima. Dopo essere rientrati dalla cena in casa di amici avevamo discusso fino a tardi: 
- Andrea, ho deciso di lasciarti. 
- Stai scherzando? Perché dovresti farlo, noi ci amiamo. 
- Tu forse mi ami ancora, ma non io, rivoglio la mia libertà. Non sarà una delle mie solite minacce che poi ritratterò, finalmente ho deciso, ti lascio. 
- No, non sai cosa dici, prendiamo tempo. Io starò via qualche giorno, poi ne riparliamo. Probabilmente aveva intuito che questa volta era quella decisiva e perciò, prima di andarsene, mi aveva chiesto nuovamente di pensarci ancora. 
Ed ora era entrata in gioco questa donna. Strano, se si fosse fatta viva tra un po' di tempo, forse non ne avrei mai saputo niente, era apparsa all'improvviso per lottare contro me, senza neppure sapere che non ce n'era più bisogno. Buffa la vita! 
Squillò il telefono: 
- Pronto, chi parla? 
- Sono sempre io, Valeria. Sono disperata, sto cercando Andrea e non lo trovo, è lì? 
- Forse sei male informata, questa è la mia casa, ci abito io. 
- Lo so, ma oggi non mi ha ancora telefonato, credevo che tu glielo avessi proibito. 
- Valeria, io sono una gran pacifista, ma mi stai facendo perdere la pazienza, meglio che ci salutiamo. 
- Digli che ho chiamato, ciao Prima che potessi ribattere qualsiasi cosa aveva riattaccato. Pazzesco, ero diventata la segretaria dell'amante di Andrea! Quando lo rividi non gli parlai affatto di Valeria, ma fu lui a farlo: 
- So che quella svitata di Valeria ti ha importunato. 
- No, ha voluto soltanto raccontarmi ciò che tu non hai avuto il coraggio di dirmi. 
- Non fare così, è svitata, te l'ho detto. 
- Ma tu non sei da meno, visto che non sei riuscito neppure a spiegarle che noi non stiamo più insieme. 
- E' lei che mi cerca, ma io non l'ho più rivista. 
- Devo andare ora, addio Andrea, ti auguro buona fortuna. 
- Non mi rassegnerò a perderti, lotterò per te e ritornerai. 
Dopo esserci lasciati, trovai infilate nella cassetta della posta lettere lunghissime e quando le ritiravo sentivo la sua presenza nelle vicinanze, inoltre registrò ogni tipo di promessa sul nastro della segreteria telefonica. Mi giurava che Valeria non contava nulla. Mi riempì la casa di fiori e, ovunque andassi, me lo ritrovavo davanti implorante. 
L'amore è ricco di sfumature di follia ed infatti Andrea sembrava pazzo di me. Fu difficile fargli comprendere che non avevamo troncato per colpa di Valeria, l'avevo deciso indipendentemente da lei perché in questi anni mi ero sentita troppo sola. Andrea si difese: 
- Ti lasciai sola volutamente per darti modo di crescere e di cercarti, tu mi adoravi e ti annullavi per me. Ero lontano, ma soltanto per aspettarti. Ti trascuravo perché volevo che smettessi di essere la mia schiava e diventassi autonoma. 
- Forse non ti eri reso conto quanto mi sia costato cercare d'amarti come tu volevi, non posso. 
- Farò ciò che tu vorrai. Staremo sempre insieme, non punirmi, ti prego…… Valeria non è mai esistita. 
- Ti credo, eppure non cambierà le cose. Mi dispiace, ma non tornerò indietro. 
Dopo quell'ultima discussione le nostre vite percorsero strade diverse. 
Mi trasferii in un'altra città e mi realizzai soprattutto nel lavoro diventando meno insicura, poi, ovviamente, cercai ovunque l'uomo della mia vita, la classica mezza mela o colei che speriamo ignoti disegni celesti ci abbiano destinato. 
Passò qualche mese ed incontrai Lorenzo, mi piacque per la semplicità che emanava. Non mi domandai se fossi stata pronta a rimettermi in gioco, desideravo soltanto dimenticare il passato e guardai al futuro senza prendermi il tempo di ritrovare un po' di equilibrio. 
Tutto andò velocissimo e dopo una convivenza brevissima ci sposammo. Non sentimmo il bisogno di raccontarci il passato o di esprimere i nostri desideri, l'importante fu amarsi in modo più o meno paritario. Per qualche tempo vivemmo separati dal mondo reale, totalmente ancorati solo al presente. 
Il passato emerse comunque e noi non riuscimmo a soffocarlo. Dopo l'innamoramento trascorremmo un periodo a far prevalere il nostro potere l'uno sull'altra. Era un gioco pesante al quale io non volevo partecipare. Fu così che questa volta, per non soffrire, mi nascosi dentro me stessa senza far trapelare la vera natura. Questo mi provocò un disagio interiore, ma cercai di celarlo aspettando che il malessere dell'inquietudine s'allontanasse da solo. 
Durante questi sei anni di convivenza avevo permesso che Lorenzo mi plasmasse in modo del tutto simile alla sua donna ideale. Avendo paura di affrontare il problema lo rimossi rinunciando a parlarne, ma in compenso il mio cuore si riempì di rabbia che mi portò alla depressione, così finalmente espressi il mio fastidio. 
- Lorenzo, devo parlarti. 
- Dimmi. Come stai oggi? 
- Male! Mi sento sempre oppressa dalle responsabilità. Non vorrei ferirti,….. ma tu pretendi troppo, io vorrei che mi aiutassi a capire il perché non so mai come comportarmi, cerco di compiacerti eppure non vorrei farlo. 
- Cosa pretendo? Spiegati! 
- Tu mi imponi mille cose ed io devo eseguirle senza discutere. Mi dispiace che sia stata io a permetterlo, ma vedi …….ho compreso che mi costa fatica sottostare alle tue regole. 
- Non riesco a capire cosa ti frulla in testa, non ti sei mai lamentata ed ora all'improvviso non ti va più bene niente. Pensi che non mi sia accorto che sei assente e lontana? - Non capiva, forse non poteva. 
Mi sentivo come un animale in gabbia, mi pareva di rivivere un precedente periodo della mia vita in una situazione contraria: Andrea esigeva che lottassi per diventare indipendente, invece Lorenzo, essendo possessivo, voleva porre dei confini a quello che potevo o non dovevo fare. Nel modo e in periodi diversi, tutti e due pretendevano di cambiarmi, quando io volevo soltanto essere accettata per com'ero. 
Mi lasciai avvolgere dalla disperazione e dubitai del sentimento di Lorenzo. Pur sapendo che in amore non si può quantificare, misi a confronto queste due esperienze e così scoprii di aver nostalgia di Andrea, desiderai telefonargli per sentire la sua voce, ma temevo le conseguenze di questo gesto. Lottai contro la barriera della razionalità che mi impediva di chiamarlo ed infine la superai. - Architetto Maulis. 
- Ciao, forse ho sbagliato momento o epoca ma desideravo risentirti. 
- Sei tu?…..Scusami un attimo…… Eccomi, dove sei? 
- In un mondo confuso, scusami,…… forse non dovevo cercarti. 
- Speravo che accadesse prima o poi. Sono trascorsi molti anni eppure mi manchi ancora. Dimmi,……. stai bene? 
- Abbastanza, sì. Sto ancora crescendo e divento ogni giorno più forte. Sai, vorrei realizzare un sacco di cose, ma forse ……era meno complicato prima, quando non sapevo che si potesse desiderare qualcosa. 
- Mi sembri un po' giù, possiamo rivederci?……Così ne parleremo. - Non so se sia la cosa più giusta, non vorrei mettere in crisi anche te. 
- Non preoccuparti, mi so difendere. 
Stralunata riflettei che le porte di un sogno mancato mi si stavano riaprendo di nuovo ed intanto le incomprensioni con Lorenzo aumentavano. Eravamo sempre imbronciati e il silenzio tra noi diventò denso come la nebbia, passammo giornate intere senza comunicare. 
Aspettando il giorno dell'appuntamento m'interrogai, cercando di valutare in anticipo quale effetto mi avrebbe fatto rivedere Andrea. Nel cuore nutrivo ancora amore per lui o era soltanto nostalgia del mio bagaglio di ricordi? Lo avrei verificato presto eppure ciò mi spaventava. Se avessi scoperto di amarlo, come mi sarei comportata? Sarei riuscita a non lasciarmi sfuggire di mano l'intricata situazione nella quale mi stavo tuffando? Mi rendevo conto che, se stavo tentando di sfuggire il caos, avevo scelto un pessimo modo per complicarmi ancora di più la vita. 
Il giorno arrivò: entrambi provammo un'emozione da sballo ed attorno il mondo terminò di muoversi, persino il sole spuntò da dietro le nubi per salutarci. Andrea dimostrava per intero i quarantadue anni che aveva, ma lo sguardo, il sorriso, la simpatia erano quelli di sempre, anche il calore e la tenerezza che suscitava in me non erano mutati. Gli anni trascorsi senza vederci scomparvero dietro il velo del tempo, che li fece inghiottire dal nulla. Sintetizzai brevemente il mio passato recente comunicandogli come lo avessi trascorso e lui fece altrettanto. 
- Temevo di rivederti, perché pensavo che mi avresti confuso l'esistenza. Sai, non è una gran cosa il periodo che sto attraversando, ma sono riuscita a fare chiarezza dentro me: so ciò che non voglio. 
- Si inizia sempre a scartare quello che non desideriamo, poi si ricomincia……. Ho sofferto molto anch'io ed ho appreso qualcosa anche perdendoti ….. se dovessimo ricominciare, non ti smarrirei più. - No, non succederà, siamo legati da qualcosa che va oltre l'amore. 
- Io ci tengo a te e potrai sempre contare sulla nostra forza. 
- Vale anche per te. 
Parlammo diverse ore su quello che eravamo oggi e così comprendemmo che il nostro amore, seppur vissuto allora con passione, apparteneva al nostro passato ora eravamo uniti da un sentimento nuovo, da un'energia che superava il possesso e non ci legava a nessun domani, perché esisteva oltre il tempo. 
Probabilmente per me era stato più semplice ridimensionare il nostro rapporto da amore in amicizia, perché quando avevo detto basta ero già pronta a farlo, lui aveva dovuto subire la mia decisione. Nonostante questo eravamo incatenati l'uno all'altra da un filo invisibile, indissolubile, impossibile a chiunque da scindere, fatto di intrecci di pensieri, d'ideali ingarbugliati e da fiumi di parole che non si possono usare liberamente con tutti. Quando ritornai a casa, la nostalgia di Andrea c'era ancora e mi mancò pure la possibilità di esprimere ciò che pensavo senza essere fraintesa. 
Considerai che ora ero diventata la donna che allora Andrea desiderava ma senza costrizione da parte sua. Forse tra qualche anno sarei diventata un'altra donna ancora, magari affine agli ideali di Lorenzo, chissà quante metamorfosi della stessa anima dovevo ancora attraversare prima di riflettere la mia vera luce. Una cosa avevo ben impressa nel cuore: volevo cercare la serenità, colei che distrugge l'inquietudine e fa emanare solo l'amore puro.

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© Maria Luisa Borzaga